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venerdì 12 marzo 2010

EPMD - BUSINESS NEVER PERSONAL (Def Jam/RAL, 1992)

Quando si parla di EPMD gli album che vengono tirati in ballo sono, a seconda dell'età dell'interlocutore, fondamentalmente due: Strictly Business (1988) e Back In Business (1997). E anche nella remota eventualità che si parli con una persona più che competente, difficilmente Business Never Personal viene citato tra le grandi opere del duo di Long Island. Un fatto francamente incomprensibile.
L'ultima carta del loro poker di capolavori rappresenta difatti una svolta stilistica non comune e certamente non scontata, in cui Erick & Parrish ridipingono il loro suono adoperando tinte fosche, senza però con ciò snaturarne l'essenza; in altre parole, il funk fino a quel momento piuttosto solare vira verso note più cupe e con esso l'attitudine dei due MC. E per quanto all'epoca vi fu chi li criticò per una serie di «licenze poetiche» similgangsta (cose che risentite oggi fanno sorridere: erano proprio altri tempi), nemmeno i critici più feroci poterono negare la potenza dei beat di Erick Sermon e la bellezza di pezzi come Crossover, Nobody's Safe Chump e LA posse cut Headbanger.
Inequivocabilmente votati alla cultura dell'underground, inteso come unico spazio dove poter creare musica libera e di qualità, gli EPMD mostrano tutte le loro capacità fin dal singolone Crossover, in cui un bel campione degli Zapp (ripreso anche da Mauro Repetto, ci terrei a ricordarlo) prende una piega più vicina a Kool G Rap che non a Dr. Dre, il tutto mentre i due si scagliano senza esitazioni contro qualsiasi tentativo di diluire la purezza dell'hip hop. Una dichiarazione d'intenti, questa, che pur non venendo esplicitata altrettanto chiaramente nelle restanti dieci tracce del disco, traspare pressochè da ogni singola di esse: sia che si tratti dell'ode alla loro Long Island (Boon Dox) che del tipico pezzo ufficialmente anti-troie ma ufficiosamente misogino (Play The Next Man), sia che si concedano un unusuale tough talk (Nobody's Safe Chump) che un semplice battle rap (Head Banger, Cummin' At Cha).
Come sempre, anche in quest'occasione molte delle basi hanno retto benissimo al tempo ponendosi talvolta all'avanguardia nella scelta dei campioni: Chill, per esempio, non avrebbe bisogno di tante modifiche per poter essere riutilizzata oggigiorno (e il campione degli ESG non era esattamente nuovo già allora), mentre Nobody's Safe Chump ha come bonus la freschezza del campione di Bobby Womack, riutilizzato negli anni a venire dai Real Live a Casual, passando persino per il nostrano Inoki. Idem per Boon Dox, quasi un'antesignana dello stile di Black Milk, e Cummin' At Cha coi suoi charleston "strascicati" e contrapposti a cassa e rullante netti e regolari. Unica macchia sotto quest'aspetto è la conclusiva Who Killed Jane, indubbiamente l'episodio della saga più brutto, che soffre di un beat che pur volendo chiaramente rimandare la memoria alle precedenti Jane alla fine risulta solamente ripetitivo e privo d'inventiva.
In conclusione: d'accordo che l'album è breve (38'57'') e che considerato ciò anche solo una traccia non riuscita si fa sentire, ma come posso dargli solamente quattro? Headbanger è una bomba ancor'oggi e la strofa di Redman è la consueta bomba; Crossover è capace di insegnare diverse cose ancor'oggi su come si dovrebbe fare un pezzo purista che funzioni (non a caso riscosse un ottimo successo) e persino le tracce cosid. «minori», come Boon Dox o Chill, risultano di uno spessore non comune.






EPMD - Business Never Personal


VIDEO: THE HEADBANGER

lunedì 22 febbraio 2010

EPMD - BUSINESS AS USUAL (Def Jam Remasters, 1990/2000)

L'ultima volta che ho scritto qualcosa sugli EPMD è stato quasi due anni fa, e da lì in poi è calato un silenzio assordante sul duo di Long Island. Il che per certi versi è strano, in quanto questa lunga pausa non ha coinciso con un mio disinteresse nei loro confronti. Tutt'altro. Ma forse ciò dipende solo dal fatto che ora, al posto degli entusiasmi iniziali ora vi sia solo una certa fiducia, una certa intesa, non diversa da quella che si ha con certi amici che si conoscono fin dall'infanzia, e dei quali magari non si parla ma sui quali si può sempre fare affidamento.
E gli EPMD appartengono appunto alla mia personale schiera di amici d'infanzia, se così li vogliamo definire, assieme ad altri come i Gangstarr, gli ATCQ o il Wu. Senonché loro sono coloro sui quali ho dormito più a lungo, cominciando a manifestare un certo interesse per le loro prime opere solo nel periodo tra Back in Business e Out Of Business; e anche una volta scoperte canzoni come Headbanger o You Gots To Chill ci ho messo il mio tempo prima di carpire appieno la grandezza di Erick & Parrish. Ma che volete, su certe cose sono un diesel; sia come sia, andando a ritroso nel tempo ho potuto stabilire quanto essi siano a livello personale uno dei gruppi pre-1990 che più ascolto volentieri, e a livello oggettivo uno di quelli che hanno saputo rinnovare il suono di un'intera città e di un'intera costa semplicemente attraverso la pubblicazione della loro musica.
Infatti, che cos'è che rende i loro album ancora così godibili? Non di certo le rime, che oggi suonano assai invecchiate sia per questioni di slang (ad esempio il mitico "Peace, and I'm Audi 5000) che di metrica o tecnica (cfr. il «call and response» delle varie Jane, per dire, o i vari omaggi a DJ Scratch), bensì il sound. Guardiamo per esempio a Business As Usual -ricordandoci comunque che il discorso si applica a maggior ragione alle opere precedenti: innanzitutto si nota quanto il funk sia un elemento fondamentale della cifra stilistica di Erick Sermon, che riesce ad inserirlo quasi in ogni traccia in una maniera molto più organica di quanto non si facesse allora. Mi spiego meglio: anziché campionare magari singoli suoni o brevissimi loop inferiori agli ormai canonici sei secondi, Sermon prendeva intere sezioni di fiati o di basso da qualche pezzo dei Parliament o di Curtis Mayfield e le lasciava scorrere senza metterci troppo le mani, nemmeno in termini di velocità o pitch. Una relativa rarità per l'epoca, specialmente nella Grande Mela, e se non vi fidate basta ascoltare Business As Usual e paragonarlo a, che ne so, Let The Rhtyhm Hit'Em o Live And Let Die, ossia due lavori eccelsi ma che rispetto a questo oggi suonano del tutto obsoleti.
Con questo non voglio ovviamente dire che le produzioni dell'Erick Sermon del 1990 potrebbero stare a fianco di beat di Polow Da Don del 2010 -emmenomale, aggiungo- bensì che conservano dei tratti di freschezza sorprendenti e che per motivi anagrafici nemmeno riesco a contestualizzare correttamente. Dunque, che passi di qui qualcuno dei soliti quarantenni per dirmi cosa non doveva essere sentire il campione della Love Unlimited Orchestra di Manslaughter, oppure quella bomba che è Hydra di Grover Washington in Underground, utilizzate in quel modo vent'anni fa.
Dal canto mio posso solo mostrare stupore & meraviglia per il lavoro svolto in questo disco da Sermon, anche perchè moltissimi dei sample presenti in Business As Usual (e ce ne sono a milioni e pure riconoscibilissimi, visto che il disco uscii prima del bordello sui diritti d'autore) sarebbero stati ripresi -spesso e volentieri senza significanti variazioni- negli anni a venire. Un fatto, questo, che spiega in maniera definitiva come mai quest'opera -e le altre della tetralogia originale- suoni così fresca malgrado l'età: infatti, persino chi se la perse al momento dell'uscita originale ha avuto modo di assimilarla «di sponda» negli anni, magari ascoltando gente che con gli EPMD non c'entrava nulla (esempio cretino ma simbolico: You Should be Mine di Roger Troutman la possiamo sentire nel '92 in Crossover e nel '95 in Però Dai Sì di Mauro Repetto. 'Nuff said.).
Avendo ora constatato la grandezza delle produzioni, che nel futuro si manterranno su livelli eccelsi ma senza raggiungere le vette d'innovazione qui toccate per l'ultima volta, è venuto il momento di parlare di emceeing. Emceeing che, nonostante un'evidente invecchiamento, se contestualizzato si dimostra essere il migliore raggiunto dal duo fino ad allora. Questo vale specialmente per PMD, all'epoca ancora capace non solo di dare la paga al suo compare come e quando gli pareva, ma anche di uscire a testa alta dal confronto con un esordiente Redman e soprattutto con un LL Cool J in modalità Jack The Ripper. Non una cosa da poco. E a conti fatti, se da diversi aspetti si nota che le liriche sono state scritte vent'anni fa, dall'altro resta apprezzabile la varietà offertaci: si passa ad esempio da uno degli episodi migliori di Jane, se non forse il migliore (anche se come beat preferisco la precedente), all'esilarante Mr. Bozack, storytelling estremo in cui la prosopopea fa da padrona e su cui c'è poco da dire se non che SEGUE SPOILER impersonare un pisello infetto da malattia venerea FINE SPOILER è cosa che oggigiorno nessuno avrebbe più il coraggio di fare. Hit Squad Heist invece pone le cose in una prospettiva più seria e "cinematica", così come del resto il loro approccio da "integralisti" ante litteram sempre pronti a denunciare l'annacquamento del rap in ogni suoa forma e circostanza.
Conclusione? Una sola, e cioè che se non me la sento di conferire gli allori di classico a quest'album è solo perchè prima di esso sono venuti Strictly Business e Unfinished Business. Ma che esso sia perfetto, questo sì che lo posso scrivere senza temere di essere sbugiardato.

[Edit: andatevene a cagare. È l'album dei due che preferisco, quello nel complesso più vario e più fico. Nulla contro gli altri, ci mancherebbe, ma questo vince. Epperò mi son detto: "Calma e gesso. Quello prima era sicuramente più fresho, per cui fai che dare 4 e 1/2 e 5 all'altro. Ma visto che mi sto prendendo del coglione e -cosa ben più grave- io per primo sospetto che ciò sia a ragion veduta, torno sui miei passi e do cinque come d'istinto sarei stato portato a fare. Quel che è giusto è giusto. Ma sappiate che lo faccio in questo caso e non per gli S&W, in cui il 4 e 1/2 continua ad essere giustificato]





EPMD - Business As Usual (link alternativo, se alcune tracce non funzionano non so che dirvi)

VIDEO: RAMPAGE

domenica 20 aprile 2008

EPMD - BUSINESS IS OVER (2006)

Proseguo con questa raccolta la mia bizzarra abitudine di postare greatest hits di determinati artisti prima ancora di caricare un solo loro album, ma d'altro canto mi troverei nuovamente in difficoltà nel tessere le lodi di un gruppo storico come gli EPMD. E d'altro canto, ripescare alcune delle loro tracce più significative mi pare doveroso, visto che non solo si sono accomiatati dal pubblico con un disco orrendo ed un greatest hits ufficiale ancor peggiore (nel quale addirittura ricantavano certe parti, ma si può?), ma anche perchè oggi come oggi nessuno se li caga. Tuttavia, chiunque ascolterà questi 19 pezzi potrà rendersi conto di quanto stessero avanti e di quanto comunque abbiano giocato un ruolo fondamentale nel mantenere viva la costa atlantica anche nei momenti più bui, e questo grazie ad uno stile di produzione che in parte attingeva agli stessi artisti tanto amati da Dr. dre & soci (Zapp, Parliament Funkadelic...) ed in parte lo rielaborava in chiave nuiorchese. Ovviamente, il 90% dei campioni usati (alcuni integralmente, in barba alle allora seminesistenti leggi sui campionamenti) risulterà già conosciuto, ma questo sta a significare solamente che i Nostri erano una ventata di freschezza in un panorama allora molto ortodosso. Sull'emceeing c'è relativamente poco da dire, nel senso che -al dilà del fatto che loro hanno sempre "funzionato" ma non sono mai stati dei mostri al microfono- alcune cose suonano mostruosamente datate, altre ispirano simpatia, e qui e là si può trovare qualche frase celebre riutilizzata negli anni susseguitisi ad una data canzone. Ma basta ciarlare, e via di tracklist:

01. Strictly Business
02. Underground
03. It Wasn't me It Was The Fame
04. Hardcore feat. Redman
05. Richter Scale
06. Jane II
07. Crossover
08. Let The Funk Flow
09. Please Listen To My Demo
10. Da Joint
11. You Gots 2 Chill
12. Get The Bozack
13. Nobody's Safe Chump
14. So Whatcha Sayin'
15. Headbanger feat. Redman & K-Solo
16. Rampage feat. LL Cool J
17. It's My Thing
18. Brothers On My Jock feat. Redman
19. Never Seen Before (RMX)

Nel file troverete anche la grafica, non esattamente aggiornata (cfr. sito di riferimento) ma tanto a voi chevvefrega. Pregasi apprezzare l'imitazione paracinese del tutto -mi son preso la briga di scansire ed inserire i loghi della Def Jam e della Rush, se questo non significa essere nerd...

EPMD - Business Is Over