Quando si parla di EPMD gli album che vengono tirati in ballo sono, a seconda dell'età dell'interlocutore, fondamentalmente due: Strictly Business (1988) e Back In Business (1997). E anche nella remota eventualità che si parli con una persona più che competente, difficilmente Business Never Personal viene citato tra le grandi opere del duo di Long Island. Un fatto francamente incomprensibile.L'ultima carta del loro poker di capolavori rappresenta difatti una svolta stilistica non comune e certamente non scontata, in cui Erick & Parrish ridipingono il loro suono adoperando tinte fosche, senza però con ciò snaturarne l'essenza; in altre parole, il funk fino a quel momento piuttosto solare vira verso note più cupe e con esso l'attitudine dei due MC. E per quanto all'epoca vi fu chi li criticò per una serie di «licenze poetiche» similgangsta (cose che risentite oggi fanno sorridere: erano proprio altri tempi), nemmeno i critici più feroci poterono negare la potenza dei beat di Erick Sermon e la bellezza di pezzi come Crossover, Nobody's Safe Chump e LA posse cut Headbanger.
Inequivocabilmente votati alla cultura dell'underground, inteso come unico spazio dove poter creare musica libera e di qualità, gli EPMD mostrano tutte le loro capacità fin dal singolone Crossover, in cui un bel campione degli Zapp (ripreso anche da Mauro Repetto, ci terrei a ricordarlo) prende una piega più vicina a Kool G Rap che non a Dr. Dre, il tutto mentre i due si scagliano senza esitazioni contro qualsiasi tentativo di diluire la purezza dell'hip hop. Una dichiarazione d'intenti, questa, che pur non venendo esplicitata altrettanto chiaramente nelle restanti dieci tracce del disco, traspare pressochè da ogni singola di esse: sia che si tratti dell'ode alla loro Long Island (Boon Dox) che del tipico pezzo ufficialmente anti-troie ma ufficiosamente misogino (Play The Next Man), sia che si concedano un unusuale tough talk (Nobody's Safe Chump) che un semplice battle rap (Head Banger, Cummin' At Cha).
Come sempre, anche in quest'occasione molte delle basi hanno retto benissimo al tempo ponendosi talvolta all'avanguardia nella scelta dei campioni: Chill, per esempio, non avrebbe bisogno di tante modifiche per poter essere riutilizzata oggigiorno (e il campione degli ESG non era esattamente nuovo già allora), mentre Nobody's Safe Chump ha come bonus la freschezza del campione di Bobby Womack, riutilizzato negli anni a venire dai Real Live a Casual, passando persino per il nostrano Inoki. Idem per Boon Dox, quasi un'antesignana dello stile di Black Milk, e Cummin' At Cha coi suoi charleston "strascicati" e contrapposti a cassa e rullante netti e regolari. Unica macchia sotto quest'aspetto è la conclusiva Who Killed Jane, indubbiamente l'episodio della saga più brutto, che soffre di un beat che pur volendo chiaramente rimandare la memoria alle precedenti Jane alla fine risulta solamente ripetitivo e privo d'inventiva.
In conclusione: d'accordo che l'album è breve (38'57'') e che considerato ciò anche solo una traccia non riuscita si fa sentire, ma come posso dargli solamente quattro? Headbanger è una bomba ancor'oggi e la strofa di Redman è la consueta bomba; Crossover è capace di insegnare diverse cose ancor'oggi su come si dovrebbe fare un pezzo purista che funzioni (non a caso riscosse un ottimo successo) e persino le tracce cosid. «minori», come Boon Dox o Chill, risultano di uno spessore non comune.

EPMD - Business Never Personal
VIDEO: THE HEADBANGER



