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giovedì 11 marzo 2010

FREEWAY & JAKE ONE - THE STIMULUS PACKAGE (Rhymesayers, 2010)

Volendo attuare un'opera di cosmesi della mia prosa, credo che non via siano al momento dischi più idonei di questo Stimulus Package, un'inedita collaborazione tra il produttore di Seattle Jake One e l'MC di Philadelphia Freeway pubblicata poche settimane or sono e che finora ha raccolto giudizi tendenzialmente positivi da più parti.

Il termine più corretto per definire l'esperienza d'ascolto di quest'opera è «solida», laddove questa solidità si manifesta in beat piuttosto freschi nella forma ma ortodossi nella sostanza, e in un emceeing da cui traspare tutta l'esperienza dell'ex discepolo di Beanie Siegel. In poche parole, Stimulus Package mantiene la promessa insita nel titolo e -pur seguendo la parabola discendente nel tempo analogamente alla sua controparte economica- alla fine si risolve essere un'altra aggiunta di rilievo nel buon panorama musicale di questo inizio 2010.

La prima persona con la quale complimentarsi è senz'altro Jake One, che tesse una trama di sonorità capace sia di evidenziare i pregi di Freeway che di nasconderne i difetti. Uscito -spero per sempre- dal vortice dell'eccessiva tamarraggine esibito sul suo deludente White Van Music, per Stimulus Package il produttore di Seattle torna predominantemente ai campioni soul riuscendo però ad utilizzarli in una chiave meno nostalgica degli emuli di Pete Rock. Le batterie danno una cadenza marziale al tutto, le melodie originali vengono spezzate e ricomposte in maniera omaggiando apertamente Marley Marl, ed il basso serve quasi solo per enfatizzare le prime: questi i tratti distintivi di uno stile di produzione che deve sì molto ai maestri di New York, ma che come potenza e pienezza del suono guarda chiaramente a Dr. Dre.

Eccezionali in tal senso sono il secondo singolo Throw Your Hands Up, ottimo sia come pezzo da concerto che come «jeep music», l'incalzante Microphone Killa (bella la combinazione tra piano e fiati e azzeccato l'omaggio a Guerrillas In The Mist) e Money, il cui giro di violino riecheggia non poco il gusto del Wu intorno al '97. Ma la qualità del beatmaking non si ferma di certo qui: che dire del crescendo di synth di Follow My Moves o dei bassi à la DJ Spinna di Freekin' The Beat? Non si scappa: Jake One mostra al contempo un ritorno alle sue origini ed un'evoluzione del suo caratteristico stile, il che si concretizza in quindici beat la cui qualità va di pari passo con la loro freschezza e la loro godibilità. Persino piccoli faux pas come il banale riutilizzo di Mary Jane di Rick James (in She Makes Me Feel Alright) o l'inclusione di Free People -quasi un a cappella che fa a pugni con il resto delle basi- passano in secondo piano, rendendo così questo disco l'ennesima conferma che utilizzare un unico produttore è ormai una scelta che difficilmente potrà risultare perdente.

E questo è doppiamente vero se tra MC e beatmaker c'è una vera alchimia, come in questo caso. Se difatti è secondo me vero che Freeway, a fianco di indubbi pregi come la precisione del flow e la pulizia della metrica, presenta difetti non da poco (come un vocabolario ristretto ed una certa monotonia vocale), è anche vero che questi spesso vengono celati da Jake One grazie ad un sapiente uso di pause, distacchi o sample vocali. Due esempi: i numerosi controtempi di Never Gonna Change ed il campione di Know What I Mean (senza il quale non mi sarei accorto che è lo stesso di 125 Grams Pt.1 di Joell Ortiz). E quand'anche questi non dovessero bastare, ecco che nella seconda metà del disco saltano fuori diversi ospiti ad alleggerire l'inevitabile pesantezza insita nello stile di Free: Raekwon regala una strofa bella pulita in One Thing, Young Chris corona impeccabilmente Microphone Killa e persino i ritornelli cantati di Freekin' The Beat e Money aggiungono un valore alle rispettive canzoni. A conti fatti, l'unico che sarebbe da abbattere senza pietà -ma questo a prescindere dalla prestazione qui data- è quel cialtrone incompetente di Baby aka Birdman [no homo], il quale non ha nessun titolo per stare dietro ad un microfono e che nuovamente mi offre motivi validissimi per maledire tutta la "scuola" Cash Money per inquinare l'hip hop da ormai troppi anni.

Ma eccetto il sopracitato imbecille, ed una sostanziale vacuità contenutistica di Freeway (altro suo difetto: non ha nulla di lontanamente rilevante da dire), anche il versante lirico di Stimulus Package risulta solido, pur non quanto la controparte musicale. Il risultato finale è che abbiamo tra le mani un disco che funziona, dove quasi ogni rotella dell'ingranaggio s'incastra perfettamente nel meccanismo complessivo e che è capace di fornire un'ottima varietà di atmosfere. Ne consegue che esso va bene sia ascoltato in cuffia, sia in macchina, sia d'inverno, sia infine in estate: francamente non ho nulla di cui lamentarmi. Stupendo anche il packaging (vedere per credere: 1,2,3), che riconferma come la Rhymesayers sia -assieme alla Stones Throw- l'unica etichetta prettamente reppusa dotata di una visione matura di quello che significa avere una comunicazione visuale slegata da standard vecchi di quarant'anni.






Freeway & Jake One - The Stimulus Package

Freeway & Jake One - The Stimulus Package Instrumentals (Mirror, perchè di registrarmi tramite la schedina proprio non avevo voglia)


VIDEO: KNOW WHAT I MEAN