martedì 25 novembre 2008

Y SOCIETY - TRAVEL AT YOUR OWN PACE (Tres Records, 2007)

Nella scorsa recensione ho accennato al fatto che Rise Up è da molti considerato la migliore uscita underground del 2007 e, indirettamente, ho spiegato che per me le cose non stanno così. Ciò dipende soprattutto dal fatto che gli album perfetti sono quelli capaci di essere ascoltati sia come semplice sottofondo che come oggetto di primario interesse, e il disco di cui sopra per me non rientra in questa categoria in quanto richiede giocoforza molta attenzione per essere veramente apprezzato. Certo, mi rendo conto che il concetto di "flow" di un disco sia tendenzialmente arbitrario, ma se guardo indietro nel tempo e faccio una lista dei cosiddetti classici non posso esimermi dal sottolineare che la stragrande maggioranza di essi possiede questa qualità: Low End Theory, Illmatic, Liquid Swords... vedete un po' voi. Ora, con quest'affermazione non voglio dire che Travel At Your Own Pace sia all'altezza di questi nomi, "semplicemente" che si tratta della migliore uscita del 2007 -e se consideriamo che quella è stata una delle annate più floride per il genere vi lascio volentieri trarre le debite conclusioni.
Ma perchè -direte voi- se Y Society è il capolavoro che io sostengo essere se n'è parlato così poco? Per due motivi, secondo me: il primo è il consueto deficit di promozione, che stavolta ha raggiunto livelli scandalosi in quanto la maggioranza della popolazione reppusa mondiale probabilmente ignora tout court che questo disco esista. Il secondo, invece, è che il sound si rifà all'estetica dei primissimi anni '90, in cui i campioni spesso erano presi dal jazz e dalla fusion ed erano sovrapposti, in brevi loop, a batterie abbastanza martellanti: non una musica facilmente apprezzabile, dunque, men che meno dopo che le nostre orecchie si sono ormai abituate a melodie ben più suadenti (tant'è vero che la stessa sorte la sta subendo un altro gran bel prodotto di quest'anno, e cioè State Of The Art del produttore Presto, per molti versi simile a TAYOP). Fatto sta che oramai, a distanza di più di un anno dalla sua pubblicazione, Travel resta un oggetto sostanzialmente per feticisti del genere e ciò che voglio fare mediante questa recensione è metterne invece in rilievo tutti quei pregi che lo rendono, mi piace ripeterlo, il più bel disco del 2007.
Innanzitutto va detto la chimica tra il produttore Damu The Fudgemunk e l'MC/produttore Insight è eccellente, tanto che il più delle volte si ha l'impressione che il primo risponda con suoni alle liriche del secondo; gli eventuali crescendo nell'esposizione di 'Sight vengono difatti sottolineati da altrettante variazioni ed intensificazioni delle scarne melodie, sovente chiudendosi con ritornelli costituiti da cut la cui quantità è paragonabile a quanto recentemente sentito con DJ Revolution. Soprattutto, è ulteriormente degna di nota la capacità di azzeccare la combinazione tra musiche e contenuti, in modo tale che l'una risulta propedeutica agli altri e viceversa, in un circolo virtuoso che alla fine dei conti si traduce in una godibilità ed in una longevità del prodotto fuori dal comune.
Ma tutto ciò non potrebbe bastare se il materiale a disposizione fosse meno che bello e, fortunatamente, l'unica critica che si possa muovere ai beat di TAYOP è quella di avere tutti la stessa matrice musicale. Tolto questo neo, ascrivibile volendo all'identità da produttore di Damu, le basi sono tanto di classe quanto efficaci. Di classe perchè da sole forniscono materiale a non finire a tutti coloro che volessero riconoscere i campioni originali (il che non prevedo essere una cosa molto semplice) -non solo delle melodie ma soprattutto delle batterie- ed efficaci perchè proprio queste ultime pestano come dio comanda e fanno di alcune tracce degli originali modi per spezzarsi il collo. Provate infatti ad ascoltare Good Communication: in essa Insight mette nero su bianco la storia della comunicazione orale ritmata a partire (ovviamente) dall'Africa, al che Damu fa la cosa più ovvia ma anche più difficile che ci si possa immaginare, e cioè costruisce un beat di oltre quattro minuti pressoché esclusivamente con batterie e nient'altro se non otto note di piano (messe lì esclusivamente per dar corpo al suono), e la cosa più incredibile è che lo fa con successo. Davvero, per rendervi conto della difficoltà dell'operazione pensate a quante canzoni abbiate sentito fatte in questo modo e pensate eventualmente a quante vi hanno asciugato dopo un minuto scarso. Ecco, appunto. Ovvio che, constatato anche solo grazie all'unica Good Communication che il Nostro con le batterie è un mostro, potrebbero permanere dei dubbi sulla sua capacità di non abusarne: ed anche qui le sorprese sono assai gradevoli nel senso che, per quanto le tracce abbiano tutte un tiro generalmente elevato, Damu sa quando abbassare i toni per lasciar maggior spazio ad una melodia che -attenzione- non per forza risulta orecchiabile in senso stretto. Un buon esempio di ciò è Never Off, che usa un campione di sarcazzocosa già sentito da qualche parte nel primo album di Sticky Fingaz; più tradizionale è invece This Advice, dalle vaghe reminescenze di Sometimes I Rhyme Slow e dunque di Tracy Chapman; mentre Scientists ricorda ad esempio di Word... Life di O.C., con tanto di campione di piano continuo ed ingresso di sax; altre invece sanno di Pete Rock (a cui difatti dedicano un pezzo) o Ali Shaheed Muhammad, ma comunque in nessun caso possiamo parlare nemmeno lontanamente di plagio. Le composizioni di Damu sono quindi una sintesi eccellente di tutto quanto di buono ha prodotto una certa cultura musicale agli inizi dei '90, ovviamente in versione rivista, corretta & aggiornata; il fatto che poi si indovini con scarso margine d'errore il periodo di riferimento ed alcuni dei suoi massimi esponenti non è per me un difetto, perchè la varietà e l'abilità dimostrata nel mettere insieme i vari beat dimostra ampiamente che il Nostro sa stare sulle proprie gambe. Aggiungo, a margine, che Damu pare essere uno dei pochi a capire che non si deve "sovraprodurre" nel senso di ripulire ogni suono e filtrarlo dieci volte per ottenere toni cristallini; anzi, visto e considerato lo stile ed i break che usa credo che, al di là di un mixaggio ragionato non abbia messo mano più che tanto ai filtri di Cubase che tanto vanno -purtroppo- proprio tra coloro che vorrebbero replicare questo tipo di sound e che perciò peccano quantomeno di coerenza stilistica.
Ma terminati gli elogi al produttore è il turno dell'MC; MC che conosco decisamente meglio in quanto suo estimatore fin dai tempi in cui pubblicava 12" con T-Ruckus e dei quali mi piace ricordare la generale ruvidità. Insight, difatti, è sempre stato uno abbastanza aggressivo in quanto a metrica e rappata in generale, cosa che si sposava molto bene con la stragrande maggioranza dei beat che si era finora sempre autoprodotto (secondo me con successo, i suoi dischi da solista sono per me molto validi ed in particolar modo Updated Software e Maysun Project). Il mio dubbio consisteva nel vederlo su basi create da esterni, ma per fortuna questo è stato completamente dissipato dal risultato finale raggiunto con TAYOP: l'estetica e lo stile di Damu sono infatti sufficentemente simili a quelli di 'Sight, cosicché pur non replicandoli non si ottiene una -magari anche gradevole- sensazione di déjà vu. Come dicevo prima, quindi, l'alchimia tra i due è eccellente e già questo è un ottimo punto di partenza; aggiungiamoci che per quest'occasione Insight pare aver affinato il proprio stile ed allargato il raggio dei temi trattati, ed ecco che così passiamo da una critica sociopolitica esplicitata a toni alterni allo storytelling, dalle tribolazioni della vita quotidiana a concept track, da pure esibizioni stilistiche a canzoni in cui esprime il suo amore nei confronti di una cultura che -cosa importante- sente tanto sua quanto necessitosa di una maggior divulgazione. Al di là dunque da una buona varietà di tematiche, reputo ancor più gradevole l'aver a che fare con una persona la cui spocchia non si spinge al di là di ciò che effettivamente sa fare e può dimostrare; oltre a ciò non ci sono particolari manifestazioni di vittimismo o éltarismo pur così tipiche tra i puristi, ed in tal senso questo è un modo di essere che si traduce (involontariamente, ne sono certo) in una maggiore autenticità del concetto di "throwback". Ascoltare Insight è come fare un tuffo nel passato, in cui gli artisti erano creatori prima che critici: era la loro stessa arte a criticare de facto quel che poteva non andar bene nei colleghi. Per semplificare questo concetto faccio un esempio: non c'è bisogno che gli AC/DC scrivano un pezzo contro i Tokio Hotel, è la loro stessa musica che inevitabilmente rinnega quella degli altri e la espone come fuffa -e occhio, perchè non è la stessa cosa del predicare al convertito.
Quindi, traendo le somme, vediamo di ripassare in breve Travel At Your Own Pace: beat di classe, potenti e soprattutto difficili/ostici -immagino infatti che non vi debba ricordare quanto sia difficile campionare del jazz (e più in particolare fusion prima maniera o bebop) senza cadere nel tranello della mattonata e/o della cosid. elevator muzak da Buddha Bar, no? Ecco. Poi, detto questo: emceeing di qualità, senza particolari trovate stilistiche ma contenutisiticamente intelligente, tematicamente interessante e secondo me capace di mantenere alta l'attenzione per l'intera durata del disco. Sommate le due cose e vi troverete come risultato un disco che, lo ripeto per l'ultima volta, è stato il miglior prodotto del 2007. Quattro microfonini e mezzo solo per onestà intellettuale, dovessi basarmi puramente sui miei gusti personali gliene affibbierei cinque. Comprare, assolutamente.




Y Society - Travel At Your Own Pace

VIDEO: TRAVEL AT YOUR OWN PACE (VINYL MIX)

12 commenti:

Fugu ha detto...

Non ho neanche avuto il tempo di leggere la tua Recensione, ho visto solo gli zainetti, lo so sono stato superficiale, però il disco lo conosco, è veramente bello, lo scorso anno lo ascoltavo spessissimo, anche in questo periodo a dir la verità.
Con questo ti sei ripreso dal Disco precedente.

reiser ha detto...

...che ti faceva cagare, suppongo?
Leggila la spataffiata, ché favorisce il sonno

Anonimo ha detto...

Concordo su ogni parola, perfino sulle virgole e i punti.

BRA
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MAK ha detto...

Ottimo disco e altrettanto ottima recensione. Lo scorso autunno ho cercato di spingerlo tra amici e forum... lo hanno cagato in 4 se va bene. Insight è un "piccolo" idolo in casa mia, anche solo per i beats su I-Phantom di Mr. Lif.

PS: Ho trovato finalmente Diabolique di Godfather Don, la cosa curiosa/coincidenza è che me l'ha venduto un tedesco. :)

Gianmarco ha detto...

spaccano molto i due

Fugu ha detto...

Non cagare, però non mi è piaciuto molto, ho letto anche la recensione, che dire condivido tutto, sono sempre ottime le tue recensioni.

Anonimo ha detto...

uscissero piu' album cosi'...
una pecca nella recensione: Ali Shaheed Muhammad non ha mai prodotto niente, ma era q-tip che faceva quasi tutte le produzioni...ali faceva due scratch e forse ha messo insieme qualche beat...se ci pensi tutte le produzioni "esterne" di atcq sono firmate q-tip e non ali.
djmp45

Anonimo ha detto...

Concordo su ogni singola parloa,dall'inizio alla fine

Anonimo ha detto...

off topic; t'è per caso capitato di ascoltare get out of my way (osiris remix) della coka nostra?
contiene un sample di lucio batisti.
ambros

Anonimo ha detto...

Se è per questo anche l'intro di "Jewelz" (O.C.) prende un campione da Battisti. ;-)

BRA
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Anonimo ha detto...

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Anonimo ha detto...

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