lunedì 2 febbraio 2009

MR. LIF - I PHANTOM (Def Jux, 2002)

Voi penserete che l'assenza di pubblicazioni da giovedì sia frutto di un'elaborata strategia di marketing per lasciare in risalto l'Encores: ebbene, non è così. Il motivo, estremamente più prosaico, è uno solo: sto letteralmente in gaina con Fallout 3, al punto che sabato sera, pur avendo sul groppone un tot di Supertennent's, una volta tornato a casa mi sono piazzato davanti alla tivvù restandovi fino alle tre e qualcosa di notte. Potete dunque immaginare quanto tempo dedichi all'ascolto degli ultimi dischi da me comprati; purtroppo, sono questi che tendenzialmente preferisco recensire, in quanto dei più vecchi o è già stato detto tutto (e mi annoio a fare la recensione-riassunto) oppure erano e restano delle ciofeche immonde (venerdì mi son portato dietro Lord Tariq e Peter Gunz ma non ho avuto nemmeno il coraggio di inserirlo nel lettore).
E allora perchè Mr. Lif, che rientra a pieno titolo nella categoria dei "reviewer's favorites" al punto tale che dispone financo di un riferimento su Metacritic? Beh, perchè I Phantom è un concept album, e a me i concept album fanno 'mpazzì a prescindere. Oltretutto, al contrario di altri generi, il rap è piuttosto lacunoso per quanto riguarda questa struttura narrativa: se si tolgono Prince Among Thieves di Prince Paul, il sublime Fall Of Iblys di MF Grimm ed il solista di Sticky Fingaz non mi risulta che negli ultimi dieci anni sia uscito molto altro materiale di questo genere. Eppure, devo dire, pressoché tutti gli exploit del genere mi hanno sempre soddisfatto; un po' perchè è l'idea stessa a piacermi incondizionatamente, ma soprattutto perchè per fortuna coloro che hanno giocato questa carta sono MC/scrittori piuttosto talentuosi, e Mr. Lif rientra a pieno titolo in questa categoria.
Difatti, Jeffrey Haynes è, lo ripeto per i distratti, un MC che sa il fatto suo e che riesce a sfruttare pienamente una metrica in sè abbastanza ortodossa attraverso un uso esteso del vocabolario inglese e delle indubbie capacità di narratore. A ciò va ad aggiungersi un'evidente intelligenza applicata ad una forte coscienza sociale, il che poi va a tradursi in osservazioni pungenti, ironia e polemica di alto livello. Indi per cui, se da un lato non si può dire che egli sia dotato di "a hundred styles, cento stili" (per usare le immortali parole di Rae), è altrettanto certo che Lif sa sfruttare appieno la combinazione sussistente tra precisione metrica, abilità narrativa e ampio vocabolario.
Proprio per questa sintesi I Phantom risulta un concept album dotato di solide fondamenta, il che è essenziale per non scadere nell'autocompiacimento estetico che in altri casi pareva essere l'unica possibile conclusione del genere (qualsiasi riferimento all'Alan Parsons Project è naturalmente casuale). Arrivando al punto, il tema principale è fondamentalmente uno solo -e cioè l'alienazione dell'individuo indotta dal suo vivere in un sistema di stampo ultracapitalista e sostanzialmente decadente- ma nel corso dell'album tutte le sfaccettature del problema vengono affrontate seguendo le peripezie di un personaggio fittizio che attraversa tre fasi: onirica, reale, ed infine ipotetica/immaginaria. Questa successione è fedelmente rispecchiata dalla tracklist, che vede le prime tre tracce occuparsi del sogno, seguite poi da sette canzoni in cui si analizzano "sul campo" le difficoltà dell'individuo ad orientarsi nell'odierna società e, in chiusura, gli ultimi quattro pezzi dove via via ci si distacca dalla narrazione più strettamente biografica per giungere infine all'olocausto nucleare. Ovviamente non posso entrare nel dettaglio più di così, sicché ho scansito la parte del booklet in cui Lif fornisce una traccia per meglio seguire il suo racconto (la trovate QUI); il mio compito consiste ora solo nel verificare che tutto fluisca correttamente.
E allora, a voler essere onesti, qualche intoppo c'è: l'ambizione di ricreare in musica la struttura di Magnolia (nientemeno!) risulta purtroppo -e forse prevedibilmente- molto confusionaria ed in fondo inconcludente, così come The Now risulta eccessivamente lunga rispetto al peso narrativo della vicenda all'interno del contesto generale (è una sorta di ponte tra due momenti del racconto, stop). Analogamente, Iron Helix cerca di spostare definitivamente il peso narrativo dalla parte biografica a quella "ipotetica", ma in sè e per sè il modo in cui avviene è un po' pretestuoso; al posto di inscenare una sorta di incontro tra uomo puro e uomo corrotto che salta fuori dal nulla, così, BAM!, Lif avrebbe potuto tentare di collegare la storia del personaggio principale a ciò che seguirà. Forse sarebbe stato più prevedibile, certo, però la coerenza sarebbe stata maggiore ed inoltre il vero punto debole del disco (il passaggio tra realtà a immaginazione) verosimilmente non sarebbe esistito.
Ciò detto, presi singolarmente i pezzi hanno tutti un loro perchè ed anche quelli un po' più "forzati" (Iron Helix, ad esempio) girano che è un piacere. Live From The Plantation, Success, Return Of The B-Boy e Post Mortem sono i pezzi da 90 di I Phantom e ciò è dovuto in equa misura alla scrittura di Lif ed alle produzioni. Alle macchine si alternano principalmente El-P, Insight e Fakts One ma i loro contributi sono comunque piuttosto variegati; in tal senso, se alla coerenza della struttura narrativa non fa eco un'altrettanto coerente tappeto sonoro, il vantaggio è che l'ascolto prosegue più elasticamente che non se si fosse optato per la creazione di una vera e propria colonna sonora. Certo, com'è prevedibile nell'album non si troverà traccia di produzioni radio-friendly, ma persino lo spiccato stile futurista di El-P viene influenzato da una maggior regolarità nei suoni e va così a creare un riuscito ibrido tra il suono Def Jux di quegli anni ed il boombap più classico. In tutta franchezza non trovo particolari cadute di stile sul versante dei beat, ad eccezione forse di Status, che però vuole essere una robetta a budget zero, per cui...
Concludendo, non posso certo dire che I Phantom sia un prodotto per tutti - e del resto è una fortuna che sia così. Di sicuro c'è che in termini puramente narrativi questo è il capolavoro di Lif nonchè una delle cose più interessanti degli ultimi anni; è un peccato solamente il fatto che da un lato vi sia qualche intoppo nella strutturazione del racconto, e dall'altro che i beat non riflettano sufficentemente bene quest'ultima. Ciò detto, però, I Phantom è un ascolto obbligato per chiunque sia alla ricerca di argomenti interessanti e cultura hip hop sic et simpliciter.




Mr. Lif - I Phantom

VIDEO: LIVE FROM THE PLANTATION

4 commenti:

Anonimo ha detto...

Lo adoro.

BRA
www.rapmaniacz.com

Fugu. ha detto...

Tra i miei preferiti in assoluto, quasi non riesco più ad ascoltarlo talmente le volte che l' ho messo nello stereo.

MAK ha detto...

Oh ho ripreso in mano Black Trash ma nada... Lo riboccio anche stavolta, sopratutto sul piano delle produzie. Erano ANNI che non lo riascoltavo.

Bomba invece I Phantom, una delle poche note positive in quel fu "4 days in London", giusto per legare i dischi ai ricordi.

Anonimo ha detto...

...il rap è piuttosto lacunoso per quanto riguarda questa struttura narrativa: se si tolgono Prince Among Thieves di Prince Paul, il sublime Fall Of Iblys di MF Grimm ed il solista di Sticky Fingaz non mi risulta che negli ultimi dieci anni sia uscito molto altro materiale di questo genere...

Io aggiungerei quantomeno "3030".