lunedì 21 aprile 2008

BIGG JUS - POOR PEOPLE'S DAY (Mush, 2005)

Pur ritenendomi parte di una minoranza spesso vilipesa e sbeffeggiata, non mi stancherò mai di ripetere che di rap politicamente e socialmente orientato non ce ne sarà mai abbastanza. Ma attenzione: quando dico "politicamente e socialmente" intendo comunque un unicum e non due cose separate, perchè in caso contrario si creerebberò facilmente due generi barcamenantisi tra la propaganda ed un volemose bene di matrice paraciellina. Che poi, in effetti, quest'ultimo più o meno già esiste... sì, insomma, basti pensare a singoli artisti o gruppi che passano per conscious per il solo e semplice fatto che non dicono la quantità di corbellerie di altri. Il primo esempio che mi viene in mente è rappresentato dai Roots, che a me pure piacciono, ma che dai quali raramente ho sentito provenire idee o pensieri che andasserò al di là del più semplice senso comune; il secondo potrebbe essere Lupe Fiasco (che poi è un hipster viscerale, per cui non lo prenderò mai sul serio), il terzo i De La Soul e via dicendo -ce ne sono parecchi, non vorrei annoiare. Comunque sia, prendendo in prestito un termine americano, questa gente è portata più verso il "social upliftment" che verso un'analisi della società. Punto.
Ma questo è un discorso che forse andrebbe affrontato in un altro momento; l'importante ora è dare la definizione di quello che personalmente reputo musica "conscious". Vi rientrano -ma solo in parte- i Public Enemy, naturalmente l'immenso Immortal Technique, eventualmente qualcosina dei Dead Prez ed infine altri artisti in ordine sparso (Mr. Lif, Akrobatik, singole cose di Ice T o di J-Live ecc.). Bene, in questa lista rientra col pieno dei voti anche l'ex Company Flow Bigg Jus, aka Lune TNS, aka ti compriamo i dischi in quattro gatti per cui non far cagate.
Poor People's Day, come qualsiasi cervellone può evincere dal titolo, è un album incentrato sulle storture di un sistema nato e cresciuto sulla pelle del pezzaculano di turno; su come la gestione di questo sistema sia affidata ad élite corrotte; su come queste élite si prodighino per mantenere ignoranti i popoli, i quali, dal canto loro, non eccellono certo per iniziativa. E, a margine di tutto, ci sono svariate escursioni di carattere fantascientifico/distopico che fanno da collante per certi pezzi meno focalizzati.
Ora, pur non volendo mancare di rispetto al lavoro svolto da DJ GMan, autore delle musiche del progetto, la cosa che più reputo interessante sono i testi di Jus. Comincio col dire che il suo stile di scrittura si rifà più ai Public Enemy che a Immortal Technique, essendo costituito da singole "one liners" che una volta messe insieme danno sì l'idea di un tema specifico, ma cui svolgimento non è lineare. Inoltre, spesso il Nostro ricorre ad un immaginario molto ricco ed a metafore abbastanza complesse, cosa che in generale giova, ma alle volte onestamente non si capisce un'emerita ceppa di quel che vuol dirci. L'esempio più lampante per questa mancanza è rappresentato da Energy Harvester, dove pare che abbia semplicemente ingoiato un vocabolario e che la diarrea di parole che ne segue sia il risultato della digestione. Peep this: "Skin made of solar panels/Photosynthesis be pumping chlorophyll intravenous through my incisors". Aha! (E per fortuna che questa défaillance è sostanzialmente concentrata in un solo pezzo -con qualche residuo quà e là, ma nulla di grave- perchè altrimenti avrei potuto pensare di trovarmi nel bel mezzo della discografa di Canibus) Ma, come dicevo, questo è solo un caso: per il resto, o ci va giù pesante e diretto (This Is Poor People's Day, Anything You See Fit, Eerie Silence), oppure gioca di rimando. Ed è proprio qui che Jus eccelle, passando cioè dalla finzione/storytelling di Night Before al pezzo più suggestivo dell'intero album: Illustrations Of Hieronymus Bosch... That 1467 Shit. In sostanza, quello che fa è aggiornare in parte le visioni dell'artista fiammingo, allargandole con fatti/accenni di cronaca: il che, detto così, lascerebbe chiunque graniticamente indifferente, ma ovviamente bisogna vedere il come ciò avviene.
Ed è qui che entra in gioco GMan. Conoscendo evidentemente non solo le tematiche di Jus ma anche il suo stile espositivo, quasi del tutto incurante delle singole battute, questi riesce a creare delle piccole colonne sonore per ogni pezzo. L'effetto è spesso eccellente, come capita ad esempio nel singolo Illustrations Of Hieronymous Bosch[*], che fa ampio uso di campioni classici e di cori sorretti da batterie martellanti come in una marcia marziale; per converso, quando si tratta di narrare una storia quasi idealistica, si passa a suoni decisamente più leggeri e melodici come nel caso Night Before. Salvo poi rituffarsi in toni cupi ed angoscianti con la successiva Eerie Silence o la più classica When They Start (corredata nel ritornello dal classico "When we start the revolution all they'll probably do is squeal", da One Love). Insomma, sul versante sonoro abbiamo un assalto ai timpani fatto e finito -nel senso positivo del termine- che mi ha portato più volte a chiedermi come mai questo personaggio non si sia visto più spesso in giro.
Fatti i conti, immagino che qualcuno potrebbe pensare a questo disco come ad un concept album. In realtà così non è, ma fortunatamente del concept conserva l'atmosfera e l'alchimia tra produttore e cantante. Perciò, pur non appoggiandosi un pezzo all'altro, e pur non essendoci una "trama" vera e propria, l'esperienza di ascolto è comunque altamente appagante. Vivamente consigliato come disco da ascoltare con concentrazione, quindi, e per quel che mi riguarda promosso con voti alti anche se, sparsi per i 45 minuti di durata, delle cadute di stile ci sono. (A margine, segnalo la recensione che tempo addietro mi "soffiò" il mio amico Slint. [*] Comunque il video più figo mai fatto basandosi su Bosch è questo qui dei Buckethead, guardatelo che merita)





Bigg Jus - Poor People's Day

VIDEO: ILLUSTRATIONS OF HIERONYMOUS BOSCH

8 commenti:

Anonimo ha detto...

Direi che abbiamo gusti abbastanza simili...

BRA
www.rapmaniacz.com

reiser ha detto...

Tra l'altro, il vostro sito m'ha fatto venir voglia di riascoltare l'album di Big Rob
Serio, non lo ascolto da lameno otto anni, c'ha pure piovuto sopra e mo' il booklet è plissettato e sembra una tetta di una ottantenne

reiser ha detto...

Voglia passata, mi son fermato alla settima traccia.
Chissà perchè mai l'ho comprato, visto che neppure Whoa mi pareva tutto 'sto granché

Anonimo ha detto...

A me fa cagare Black Rob...

BRA
www.rapmaniacz.com

MAK ha detto...

E' il classico acquisto di quando entri in negozio con intenzioni bellicose e non c'è una mazza. Si finisce col non voler uscire per forza a mani vuote, a costo di comprare tanto per comprare. Ho una decina di CD figli di impeti simili... ora stanno livellando i tavoli di casa o fermando fogli su qualche scrivania. Triggernometry degli Onyx in primis... mamma mia che cacata di disco.

reiser ha detto...

Triggernometry... pesante, cazzo... io non ho nemmeno osato scaricarlo. Hai tutta la mia solidarietà.

Comunque non so te, ma mentre da sbarbo l'acquisto furioso era una costante, dacché ho cominciato a spendere esclusivamente soldi miei sono diventato sempre più accorto e taccagno. Casomai mi capita di trovare magari due-tre cd che mi esaltano e allora impazzisco e prendo anche un quarto del quale poco me ne può fregare, tipo l'album parajazz di J. Rawls (che fortunatamente non è nemmeno una ciofeca)

Marty aka Marty Mcfly ha detto...

Ciao Reiser, grazie dell'apprezzamento sul blog di Antonio. Anche tu qui fai un bel lavoro, non c'è che dire!

Scambio link?

Io ti aggiungo nei miei Top Blogs in Italian.

Ciao

Anonimo ha detto...

pareri sul nuovo Smoothe Da Husta?? mi ha lasciato un po'freddino, ma ovviamente mi aspettavo la bomba...