venerdì 5 marzo 2010

JAMAL - LAST CHANCE, NO BREAKS (Rowdy, 1995)

Suppongo che tutti coloro che stanno leggendo queste righe abbiano avuto modo di ascoltare almeno una volta Little Young di Masta Ace e EdO.G, dove i due veterani giocano con tutti quei noms de plume che iniziano per «Lil'» e «Young», e che tanto sono gettonati oggigiorno quanto sovente corrispondono ad un discreto grado d'incapacità. Bene: se i cosiddetti «hater» dei tempi nostri sono più che propensi ad incattivirsi con i suddetti Yung Berg, Lil' Keke eccetera, ci terrei a ricordar loro che in realtà questa gentaglia andrebbe ringraziata: cucendosi addosso un simile marchio d'infamia, infatti, essi ci avvertono del potenziale pericolo d'ascolto esattamente come i pesci velenosi, tramite i loro colori vivaci, ci avvisano della loro letalità.
Non sempre è stato così.
Quando nella prima metà degli anni '90 esplose il fenomeno dei baby rapper grazie ai a causa dei Kris Kross, coloro che cercarono in un qualche modo di ricalcarne i passi alla ricerca di un certo successo avevano in realtà nomi normalissimi. Per cui poteva succedere che l'ascoltatore ignaro si avvicinasse all'album di, non so, un Shyheim o degli Illegal di turno pensando di avere a che fare con gente i cui testicoli erano già ricoperti di pelo, ed invece si trovava a che fare con degli sbarbi poco più sopportabili delle voci bianche dei Wiener Sängerknaben. Quel che è peggio, inoltre, è che -diversamente dalle loro controparti animali- spesso i suddetti tendevano ad adescare l'ascoltatore coinvolgendo nomi integerrimi della scena: Premier, Pete Rock, RZA o comunque gente che mai avresti pensato che avrebbe potuto lasciarsi andare alla pedofilia musicale. Ne consegue che l'aficionado, avido di sentire un nuovo beat di primo o di Erick Sermon, si tuffasse a pesce su quella che con estrema facilità si poteva già definire allora pura e semplice fuffa.
Per mia ventura, e per questioni legate all'anagrafe, questa sfortuna non mi capitò mai: quando uscirono i vari Kris Kross, Illegal e Youngstas io o ancora non ascoltavo rap, oppure ero comunque completamente ignaro della loro esistenza; il rovescio della medaglia di questa mia ignoranza è stato però che quando seppi di tale Jamal (grazie al suo featuring in The Coming di Busta Rhymes) non lo collegai al cosid. kiddie rap. Di conseguenza, alla prima occasione possibile di comprare Last Chance No Breaks a scatola chiusa, anzichè far finta di nulla e tirar dritto per la mia strada non ci pensai due volte e lo feci mio.
Vedete, il problema non è tanto che questo sia un album oggettivamente brutto, perchè non lo è. È molto peggio, in realtà: Last Chance No Breaks rappresenta infatti il benchmark della mediocrità più disarmante e noiosa. La totale impersonalità contenutistica, la fiacchezza stilistica dell'autore ed una pletora di beat al massimo "carucci" hanno giustamente condannato quest'opera all'oblio, e solamente un nostalgico cretino come il sottoscritto potrebbe ritirarlo fuori per ascoltarlo e riproporlo. Ma tant'è. Già che siamo qui vediamo di sprecare due frasi su Jamal e sulla sua unica opera solista.
Reduce dal flop commerciale degli Illegal e dalla innegabile bruttezza del loro album d'esordio, Jamal Phillips si legò per breve tempo alla Def Squad di Erick Sermon & C. e, oramai persa l'allure da baby rapper, nel '95 decise di pubblicare un album che potesse davvero dirsi suo. Al che, sfruttando le conoscenze dell'ambiente, chiamò alle macchine nomi validi e/o eccellenti come Easy Mo' Bee, Erick Sermon e Mike Dean, mentre al microfono decise di farsi aiutare esclusivamente da membri della Def Squad -Redman in primis. E, volendo dare a Cesare quel che è di Cesare, decise di non farla lunga e di consegnare ai posteri un album costituito da sole undici tracce senza nessuno skit. Che dite, sulla carta pare funzionare, o no?
Certamente sì, senonché il suo successo si limita appunto alla pura teoria e, al massimo, a due o tre canzoni. La prima sarebbe indubbiamente Fades 'Em All nella sua versione remixata da Pietrino Roccia, la quale però sfortunatamente non è presente sull'album; peccato, perchè l'originale, priva del tiro dato dal campione effettato dal Soul Brother, perde pressochè interamente la sua ragion d'essere. Pazienza: meglio va con il secondo singolo, quella Keep It Real prodotta da Erick Sermon che fa del loop di piano di Stevie Wonder il suo punto di forza, regalandole un'atmosfera a metà tra un club jazz ed un set di soft porno; per converso, l'iniziale Live Illegal è un pestone semplice ma efficace costruito su un ottimo ritornello cuttato e su quel boombap molto lento che caratterizzava le produzioni di Easy Mo' Bee dell'epoca, e che, con la sua breve durata (soli tre minuti), ai tempi dell'uscita del disco sarebbe stata definita «phat» con la piacca. Last but not least, menzionerei la posse cut Genetic For Terror: non solo perchè il campione di Boogie Man dei Jackson 5 viene sfruttato in maniera senz'altro valida, ma anche e soprattutto perchè qui Keith Murray e gli altri ospiti (portaborse di quest'ultimo, mentre dei pur annunciati E Double e Redman non c'è traccia) rendono finalmente interessante dal punto di vista lirico una delle tracce di questo Last Chance No Breaks.
Perchè sì, il problema principale di quest'ultimo è che Jamal a rappare è una schiappa. Non una schiappa esagerata come, che so, Skee-Lo, ma pur sempre piuttosto fiacco: rigido come una carogna di tonno, la triviale metrica di cui il Nostro fa uso non gode nemmeno delo scudo che può dare -che so- una bella voce o dei testi validi. 'Mal è una sorta di MC a gettone: tu gli dai due soldini e lui rappa, e la cosa finisce lì. E la cosa può anche andar bene se la base che lo regge è di qualità (vedi sopra), ma quando questa s'attesta sui valori medi del genere "90 bpm stile New York millenovecentonovantacinque" allora è inevitabile sprofondare nella sonnolenza più infame e letale. Doppiamente letale se si pensa poi che album come questo non hanno ragione d'esistere al di fuori del puro intrattenimento, e... beh, e francamente piuttosto che farmi intrattenere da Jamal per quarantacinque minuti preferirei fissare una parete bianca. Insomma, non esattamente un fallimento su tutta la linea ma poco ci manca.
Contenuti, zero. Carisma, zero. Competenza, poca. Beat, accettabili. E per giunta non c'è nemmeno il remix di Fades 'Em All: inutile dirvi cosa vale questo disco, no?





Jamal - Last Chance, No Breaks

VIDEO: KEEP IT REAL

8 commenti:

Antonio ha detto...

Amen su tutto. Meno male che c'e' chi si rende conto che Mally G. è scarso... anche se Keep It Real ci stava, anche come video.

reiser ha detto...

...e comunque lo skully lungo a mo' di goldone hatu era played out anche nel '95.
Va detto.

Antonio ha detto...

^^
Sei un hater.

reiser ha detto...

http://www.maxcaratulas.net/caratulas/Audio/letraA/originalimages/articolo%2031%20-%20strade%20di%20citta%20%28back%29.jpg

Era il '93 ed erano gli Articolo, in Italia.
Nel '95 quei trucidi skully li vedevi solamente nei puppet o in testa a qualche rimastone nei centri sociali

Anonimo ha detto...

http://www.divshare.com/download/10596980-c38

Anonimo ha detto...

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Anonimo ha detto...

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Antonio ha detto...

Vabbè, ma rispetto alle due facce da pastore pechinese degli Articolo 31, Jamal si può mettere in testa anche una papalina da ebreo, e risulterà sempre più credibile. Anche oggi.