lunedì 19 gennaio 2009

OHMEGA WATTS - WATTS HAPPENING (Ubiquity, 2007)

Volendo sempre restare nell'ambito degli MC/produttori di talento, colgo l'occasione mattutina di un viaggio in metrò un po' da hipster (mi fa riflettere in tal senso quanto scritto da Ugoka al punto 3, QUI) per tirar fuori un disco comprato abbastanza svogliatamente ma che col tempo s'è guadagnato i miei favori personali: Watts Happening di Ohmega Watts. Oltre poi ad essere un buon album -ve lo dico subito così se volete vi potete risparmiare la lettura del resto- è anche abbastanza utile per evidenziare una delle tante storture che stanno contribuendo ad affossare definitivamente la creatività nel rap e la conoscenza del hip hop nelle sue molteplici ed ignorate sfumature. Oggi come oggi è difatti facilissimo leggere recensioni cartacee in cui l'autore del pezzo si spertica in infinite lodi a Jay-Z, Kanye o *inserire nome di artista mainstream rispettabile* per sostenere che sono loro le vere alternative al ringtone rap di cui Soulja Boy è l'indiscusso alfiere. E fin qui uno potrebbe anche essere d'accordo, ma se ci fate caso i nomi che girano sono sempre quei tre o quattro, quasi che non esistesse un'intero mondo che de facto è antitetico allo stile del dirrrty south più pacco; in concreto, se io mai dovessi recensire un ipotetico album di *nome di artista mainstream rispettabile* direi sì che all'interno di quella branca è uno dei mejo, ma altrettanto farei notare ad ogni pie' sospinto che comunque di gente avente lo stesso approccio ce n'è diversa ed è anche relativamente facile da rintracciare. Vedete, se le riviste che si occupano di rap sono al 99% illeggibili (per chiunque suberi il Q.I. di una carota, voglio dire) è perchè non forniscono alcuno spunto per il lettore mediamente ignorante; non danno suggerimenti, non tracciano parallelismi, non si allontanano dall'oggetto dell'articolo se non in modi superficiali e prevedibili e, in breve, fomentano attivamente l'ignavia del lettore medio. E la ciliegina sulla torta -mi riferisco ora solo all'Italia- è poi quando vai in giro e magari ti capita di parlare con qualcuno di Superfly, naturalmente solo per sentirti dire che sono dei menosi, dei snobbettoni e chi più ne ha più ne metta: immagino che la loro colpa sia unicamente quella di estendere il discorso un po' oltre il margine del prevedibile (Basement) o della fuffa (Groove) in un modo tale per cui che anche chi da anni segue attivamente questa musica e le sue derivazioni dirette ed indirette si scopra sempre più ignorante di quanto non credesse. Siamo alla quadratura del cerchio: non solo alcuni dei storicamente più attivi promotori di cacate -ma qui il discorso è internazionale- sono riusciti a far scordare ai lettori cosa sia una linea editoriale ed avere dei gusti, ma per giunta gli hanno fatto venire una sorta di sindrome di Stoccolma per cui questi ultimi la merda se la mangiano, e pure di gusto!
Ma forse sto predicando ai convertiti. Concretamente, il punto qui è un altro, e cioè che se siete degli estimatori -vuoi anche solo occasionali- di un certo tipo di rap che ama fare ampie incursioni nei stili musicali che lo hanno generato, allora Watts Happening non mancherà di darvi soddisfazioni. In poco meno di un'ora e dieci l'MC e produttore di Brooklyn riesce a condensare quintalate di jazz, funk, afrobeat e soul in 18 tracce che, pur con risultati alterni e lasciando tracce di schizofrenia creativa, provvederanno a fornire all'ascoltatore una pletora di suoni di innegabile varietà. Una varietà che però non andrà ad intaccare l'anima hip hop fortemente radicata nell'old school e nell'esigenza di presentarsi così come si è, nella fattispecie delle persone relativamente normali a cui molti possono correlarsi pur non essendo frutto del medesimo humus culturale.
L'attacco di Watts Happening è in realtà abbastanza tradizionale, nel senso che si tratta di un omaggio all'old school come potrebbero farlo i Jurassic 5 degli esordi. Non a caso stufa in fretta malgrado la buona realizzazione, mentre la successiva Triple Double è una concettualmente altrettanto strasentita all'hip hop, ma qui il lavoro di produzione è fantastico: mescolando bassi e campione effettato à la Kev Brown (o DJ Spinna), più fiati del migliore Pete Rock e cut da Premier classico, Watts partorisce una signor canzone che incenerisce qualsiasi dubbio sulle sue capacità di beatmaker. E procedendo nell'ascolto con No Delay, che mescola sapientemente campione e synth leggeri come lo potrebbe fare un Madlib meno in trip del solito, la voglia di alzarsi ed applaudire le sue capacità alle macchine diventa irresistibile. Evidentemente conscio di ciò, il Nostro regala ulteriori encomiabili prestazioni al campionatore, tutte verificabili tramite l'ascolto di pezzi come Model Citizen, Roc The Bells e Memory Lane. Ma non è tutto qui: se in queste canzoni Watts mescola ingredienti rielaborando e perfezionando a sua misura ricette comunque già note, egli si lascia andare in più d'una occasione a composizioni pensate solo per l'ospite di turno: che sia la cantante Tita Lima, per cui confeziona un incrocio tra samba e breakbeat classico, o che si tratti di Barry Hampton, dove l'impronta funk e soul si fa più pesante, egli si ritira dietro a tastiere e campionatori e lascia che siano le sue composizioni a parlare per lui. E sì che lui di cose da dire ne ha: non l'MC più tecnico che vi sia in circolazione né quello dotato di maggior carisma, il Nostro si dimostra comunque un abile scrittore capace di affrontare argomenti che vanno dal classico (dedica a 'aggente che je vo'bbene, l'amore per il reps, i bei vecchi tempi e bla bla) allo strettamente personale: la denuncia di quanto certi messaggi veicolati dall'industria dell'intrattenimento rincoglioniscano i nostri virgulti, il suo rapporto con dio (il fatto che stia in ballotta con Braille non è un caso) e la sua relazione con una ben determinata rappresentante del gentil sesso. Ecco: tra queste tematiche ed i pezzi più leggeri, Watts -pur non essendo un affabulatore- riesce ad intrattenere discretamente l'ascoltatore e pur non risaltando come personalità esplosiva (non è questo il senso, poi, o sbaglio?) complementa più che egregiamente le atmosfere musicali.
Il problema del disco è però che la sua varietà viene talvolta portata agli estremi, nel senso che c'è più di una traccia che in sè è magari degnissima ma che in quel punto della tracklist disturba, spezza l'ascolto. Io sono convinto del fatto che Ohmega Watts sia un appassionato conoscitore della musica che egli utilizza, ma questo non significa che debba scaricare tutto il suo bagaglio creativo in una volta sola. E' come se io mi presentassi a uno dicendogli il mio nome, dicendogli che di lavoro faccio il grafico, dicendogli che preferisco la saggistica alla narrativa e che, oh certo come scordarsene!, nel '99 beccai una a cui zaffava violentemente la brögna (true story!)... l'idea che questo si farebbe di me sarebbe completa, sì, ma anche molto confusa. Inoltre ci sono certe idee che, per quanto realizzate più che dignitosamente, risultano ridondanti ed un po' deludenti se rapportate ai momenti migliori di Watts Happening: What's It Worth ne fa parte a pieno titolo, ma anche le dediche di vario genere funzionano solo fintanto che si concentra prettamente sull'ambito musicale.
Ambito musicale che quindi, inutile negarlo, fa la parte del leone in questo album e che difatti viene ulteriormente valutato dagli stessi produttori del disco mediante l'inclusione di un CD con le strumentali -scelta che ho molto apprezzato, detto tra parentesi. Ripeto: no, il problema non sono le singole tracce, che anzi hanno un bel suono vivo e curato, quanto il loro assemblamento apparentemente schizoide. E questo è secondo me abbastanza grave nel momento in cui abbiamo tra le mani un disco che guadagna in fruizione tanto più attentamente si ascolta; peccato che pur provandoci, alle volte la voglia di skippare è troppo grande perchè, in effetti, ti chiedi che straminchia c'azzecchi la salsa tra due pezzi classici.
In conclusione, Watts Happening presenta dei difetti di montaggio che mi rendono impossibile applaudirlo come altri invece hanno ritenuto di fare. Tuttavia, gli concedo il beneficio del dubbio (leggi: magari sono io che so' strano) e pertanto consiglio comunque di ascoltarlo, vuoi anche solo per quei cinque gran bei pezzi che esso contiene.




Ohmega Watts - Watts Happening
Ohmega Watts - Watts Happening (Instrumentals)

VIDEO: EYES AND EARS

2 commenti:

Anonimo ha detto...

In generale io stimo tutto il circuito Lighteaded e ovviamente la Ubiquity.

BRA
www.rapmaniacz.com

Fugu. ha detto...

Anche io come Bra, seguo tutti i loro lavori solisti, però questo di Ohmega Watt mi ha lasciato insoddisfatto, non so non riesco ad ascoltarlo con piacere tutto, mi ha deluso, non è brutto, però in più di qualche trovata non mi convince.