giovedì 22 maggio 2008

J-LIVE - ALL OF THE ABOVE (Coup D'État, 2002)

Quando un artista, da anni profondamente radicato nell'underground e le cui doti sono allo stesso tempo riconosciute ma necessitano di una conferma mediante un secondo disco, decide di farsi ritrarre in copertina come il Coltrane di Blue Train, la prima domanda che può passarti per la mente è "chi è questo pretenzioso cazzone?". Eppure il paragone non è poi così azzardato, se si considera che Blue Train non esplorava nuove frontiere musicali ma si limitava ad essere un'opera più o meno tradizionalista, "semplicemente" realizzata molto meglio di altre: ecco, esattamente questo è All Of The Above. Ne consegue che, nell'attesa che Live sforni il suo Giant Steps o il suo Love Supreme (e vi anticipo che non sarà il caso di Then What Happened, in uscita il 27 di questo mese), ciò che abbiamo tra le mani è un disco che -al di là di poche smagliature sparse quà e là- rasenta la perfezione nel suo genere, ma che non porta ad alcun tipo di spiazzante evoluzione.
Fermo restando che questo non è affatto un difetto in sè e per sè, è comunque interessante rilevare che pur non essendo "innovativo" nel senso stretto del termine, All Of The Above riesce a risultare quantomeno originale grazie alla personalità del suo autore, il quale brilla per alcune encomiabili doti quali onestà, modestia ed un tocco di generale ironia, il che lo rende ben diverso da altri suoi epigoni magari altrettanto "seri" ma che preferiscono salire in cattedra per impartire lezioni di vita a noi poveri sfigati (qualcuno ha detto Common?). Difatti, più che autoelogiarsi, il Nostro preferisce che siano i fatti a parlare: e allora ecco che lo vediamo cominciare a raccontare una storia nella prima strofa di One For The Griot, senonchè, anzichè "limitarsi" a sfruttare le sue indiscutibili capacità di storyteller in modo tradizionale, nei versi che seguono riesce a fornire ben tre diversi finali al racconto... e ora ditemi se questo non significa essere creativi!
Sempre restando in ambito di storytelling, una delle caratteristiche essenziali per riuscirvi bene è essere dotati, oltreché di una fervida immaginazione, di un immaginario che sappia risultare evocativo. E dunque, su un beat mostruosamente d'atmosfera cucitogli su misura da Joe Money (già sentito con Asheru e i Lone Catalysts), Live entra in modalità riflessiva e, più che descrivere la notte in quanto tale, riesce a riproporre con stupefacente esattezza un momento di raccoglimento e di meditazione: "The sunset means sun rise on the other side of things, showing you equalities so follow me to the lead/ Together we can set our speed, reignite the seeds, you know how many had to bleed just so you could read?". Ora, è chiaro che per rendere piena giustizia al talento del Nostro dovrei trascrivere tutte le sue strofe, ma questo è ovviamente impossibile. Pertanto, mi basta dire che All Of The Above non solo è un disco mostruosamente vario, ma soprattutto è un disco "a matrioska": nel senso che la carne sul fuoco è tale che è impossibile riuscire a coglierla in un ascolto solo, bisogna ascoltare e riascoltare l'album per cogliere tutti i gradi d'inventiva, e non è detto che si riesca a farcela una volta per tutte. Del resto, dalla critica politica (Satisfied) all'amara riflessione sul mestiere (MCee), passando per le note autobiografiche (A Charmed Life) all'allegoria (How Real It Is), mantenere la rotta non è cosa facile. Decisamente non un disco da cosiddetto easy listening, quindi, per quanto Live cerchi di alleggerire quà e là i contenuti; ma quando uno è un così bravo MC -spanne e spanne sopra i colleghi per quanto riguarda inventiva, tecnica, scrittura- la massima di McLuhan torna in tutta la sua forza e ci ricorda che il mezzo è il contenuto.
Ovviamente, nel caso della musica non si può ignorare l'apporto dato, nella fattispecie, dai produttori. A spartirsi il lavoro sono principalmente DJ Spinna e lo stesso J-Live, con l'apporto non da poco del già menzionato Joe Money aka Usef Dinero (chissà poi perchè sullo stesso disco s'è firmato una volta così e una volta cosà, mah). A prescindere da ovvietà -personalmente ci sono pezzi che nel complesso mi piacciono più di altri- è difficile lamentarsi del lavoro svolto, in quanto vere e proprie schifezze non esistono. Certo è che Stir Of Echoes o 3 Out Of 7 non possono reggere il confronto con una Satisfied o una Travelling Music, ma questo rientra nella logica delle cose; no,. il vero problema è che All Of The Above è troppo lungo, e per quanto lo sforzo di differenziare i pezzi ci sia e si senta (campioni reggae, jazz, funk e chi più ne ha più ne metta), il fatto che fondamentalmente tutti peschino nel calderone del suono à la Native Tongues (l'ho già detto che la voce di Live mi ricorda enormemente Pos dei De La?) può rendere piombato l'ascolto ripetuto dell'opera.
Ma eccetto questo unico, vero, difetto, faccio francamente fatica a capire come mai J-Live appaia ai più "uno dei tanti". In fondo basta capire l'inglese ed avere una mezza idea di cosa significhi essere un MC per rendere omaggio ad uno dei più creativi rapper dei nostri tempi; per giunta, mi meraviglio che, fatte queste considerazioni e aggiungendo che pure lui è caduto nella famosa industry rule #4080, non abbia ancora appeso il microfono al chiodo. Ma non vorrei dargli cattive idee; preferisco baciarmi i gomiti sapendolo in attività e ricevere continuamente conferma del fatto che -album dopo album- è uno che non ha voglia di ricalcare i propri passi e che saprà sempre offrire qualcosa di nuovo. In definitiva, è presto dire se questo è il suo miglior disco (per ora preferisco il suo ultimo, ma ciò dipende anche dal fatto che lo sto ascoltando da una settimana scarsa), ma è senzx'altro ora di dirvi di andare a recuperarlo in negozio quanto prima.





J-Live - All Of The Above

1 commento:

MF Ema ha detto...

Finalmente qualcuno che apprezza J-Live!!!

Tutti a trovare dei difetti: -Flow di merda, album troppo lungo...

Grande, e bellissimo questo album che considero un Classico personale

bella raiser scrivi davvero bene :)