martedì 21 ottobre 2008

AA.VV. - OKAYPLAYER: TRUE NOTES VOL.1 (Okayplayer/Rapster, 2004)

Nella mia consueta e preparatoria caccia alla recensione, stamane mi è capitato di leggere i motivi, messi nero su bianco, per cui alle volte mi viene da abbandonare l'hip hop per dedicarmi anima e corpo al blues o comunque a qualche altro genere meno intriso di cazzonaggine. Sentite un po' qua cosa dice un poveretto in merito a True Notes Vol. 1: "Immaginatevi il meglio dell’hip hop più innovativo e trendy, immaginatevi produzioni esclusive di personaggi come ?uestlove dei Roots, immaginatevi brani di band emergenti [nel 2004. Probabilmente è uno di coloro che considera Giovanni Allevi un genio precoce anche se ha 40 anni] come Dilated Peoples, Blackalicious o Aceyalone & Madlib. [...] Grande compilazione [...] sonorità stilose [...] l’hip futuribile dei Blackalicious."
Sapete, leggere questi vaneggiamenti m'ha fatto venire in mente i capitoli di American Psycho in cui Bateman si lancia in appassionate "critiche" di dischi orrendi o personaggi detestabili tessendone elogi e, soprattutto, celando la propria incapacità di analisi dietro ad un registro pomposo o comunque fuori luogo. Ma per fortuna la fede non si giudica necessariamente dal fedele, e se nel caso del romanzo di Bret Easton Ellis i gusti musicali da yuppie bene rispecchiavano la psiche dello stesso amplificandone la comprensione da parte del lettore, in questo caso si può dire che non è richiesto essere dei ciucci per ascoltare True Notes Vol.1. Anzi, meno lo si è e più si riesce ad apprezzarne i pregi e a sorvolare sui difetti, che pur non essendo qualitativamente gravi ci sono e vanno sottolineati per evitare che sporchino quel che c'è di buono in questa «compilazione».
E allora è proprio il caso di cominciare con I Do What I Like, dove un gran bel beat di RJD2 viene brutalizzato dalla conclamata inettitudine di Dice Raw, il quale anzichè seguire la melodia e l'atmosfera della musica decide di rappare a singulto, facendo giochini strani con la sua sgradevole voce e sperimentando addirittura qualche botta e risposta, come nemmeno i Run DMC avrebbero potuto fare in un momento di crisi nera. Imperdonabile. Decisamente meno gravi sono invece le pecche di Keep Livin' di Jean Grae, che oltre ad apparire liricamente un po' improvvisata riutilizza lo stesso campione (tagliato allo stesso modo, con lo stesso tempo ecc.) di World Famous degli M.O.P. e che oramai s'è sentito in tutte le salse; poi purtroppo si ritorno nella spirale della cacata immonda grazie a Bang Bang -decisamente il pezzo più brutto del disco nonchè una schifezza tout court- in cui un beat che vorrebbe tanto essere clubbeggiante consente a due miserabili pippe di cimentarsi in alcune rappate contenutisticamente risibili e stilisticamente fiacche, raggiungendo poi nel ritornello tali livelli di sublime sprezzo del ridicolo da meritarsi una citazione. Sapete infatti come fa? Leggete: "OH! OH! - BANG! BANG! OH! OH! - BANG! BANG! OH! OH! - BANG! BANG! OH! OH! - BANG! BANG!". Vi giuro che, non essendo abituato a cose del genere, la prima volta che ho ascoltato questa canzone sono rimasto impietrito di fronte allo stereo, incapace di fare alcunché, come un riccio in autostrada.
Ma poi mi sono ridestato; e saltando oltre qualche pecca di scarso rilievo come uno dei pezzi dei Little Brother (On And On, titolo ispirato dal vizio di riciclaggio spudorato dei drumset di 9th Wonder), quello di Aceyalone e Madlib (beat generico ma passabile, però l'adlib sovraenfatizzato nelle chiusure dei versi è insopportabile) e quello dei The Chapter (non ha senso tagliare a 1:50 una canzone potenzialmente bella come questa), alla fine ho scoperto di avere tra le mani un'ottima compilation come non mi capitava da anni.
Difatti, a fianco di cose pregevoli come il contributo di Baby Blak, il pezzo dei Dilated Peoples (quando ancora pensavano che rappare su basi sopra i 12bpm non fosse un reato), Shake It dei Little Brother o la collabo tra Nicolay ed il buon Supastition, vi sono alcune perle da non perdere per nessun motivo. Una di queste è Y'All Know Who, che vede Black Thought dominare impeccabilmente uno splendido beat, costituito pressoché solo da basso, batteria ed un suono sintetizzato che non riesco ad identificare ma che si colloca a metà tra Aaight Then dei Mobb Deep e Zen Approach di DJ Krush. Più cupi del solito gli Hieroglyphics, invece, che sfruttano il campione di un coro femminile piuttosto spettrale per marcare lo scarto di bravura tra loro ed il resto del mondo riuscendo, peraltro, a convincere appieno; più allegri i loro colleghi californiani Blackalicious, che favoriscono un sample pitchato ed una linea di basso bella piena su batterie "quadrate" per lasciare Gift Of Gab impazzare in una serie di rime -com'è suo uso- serratissime e stilisticamente ineccepibili. E infine, come non citare la cazzonissima ma divertente Take It Back di Skillz? Vedete, di lui si può criticare il fatto di essere incapace di mettere insieme un disco decente che sia uno, ma quando viene preso a piccole dosi non si può non applaudire la sua sconfinata arroganza, il suo humor e, naturalmente, la sua bravura; per di più, tutto ciò viene ulteriormente evidenziato da un beat allegrotto e strutturato in modo tale da consentirgli di giocarsela con la metrica come meglio gli pare.
Chiudono in bellezza, nell'ordine, la seconda partecipazione di Jean Grae, superiore per ogni aspetto alla già citata Keep Livin', e soprattutto Act 2 di RJD2; quest'ultima è una strumentale che si pone stilisticamente a metà tra Deadringer e Since We Last Spoke, risultando prima di tutto piacevolissima da ascoltare, oltre che ben pensata e magnificamente strutturata (il passaggio da uno strumento all'altro e la loro sovrapposizione finale è eccellente), e questo non può far altro che portarci alle lacrime se ripensiamo al fallimentare percorso artistico da lui intrapreso negli ultimi anni.
Sia come sia, True Notes Vol.1 non è né innovativa né trendy, e solamente un cretino può catalogare della -peraltro ottima- musica nel campo degli status symbol. Anzi, fatte le dovute scremature, tutto quanto di buono è contenuto in questo disco andrebbe ascoltato nell'intimità di un paio di cuffie o di un buon impianto stereo ed assaporato di volta in volta sempre un po' di più. Aggiungo infine che non solo si dovrebbe comprare l'originale per una questione di principio, e cioè quello della qualità da premiare, ma anche perchè la grafica, pur apparendo nella scansione triste come l'Albania, è un caso quasi unico nella storia dell'hip hop: stampa su carta opaca semilucida stile Domopak, una vera chicca per i nerdoni che come me si esaltano per l'uso creativo di materiali originali pur avendo un costo irrisorio.





AA.VV. - Okayplayer: True Notes Vol.1

VIDEO: TAKE IT BACK

6 commenti:

PZA ha detto...

k.o. player è una bommba ma una bomba con le B-O-M-B-A maiuscole.

reiser ha detto...

Ma va' là
Acey non si può ascoltare

SLURRR
WORRRD
FURRR
NERRRD
SIRRR
BLURRR

Hai rotto er cazzooooh

sdrü ha detto...

Intendi "cazzòo". Prego.

Fugu. ha detto...

Ecco, questa è una bella Compilation, io però non sono mai riuscito a recuperarla Originale, ma il Libretto è tipo quello di Jay - Z per The Blueprint ?.

MAK ha detto...

Il libretto, il retro, TUTTO è in carta opaca semitrasparente. In The Blueprint solo le pagine all'interno del booklet sono così.

Escludendo i vari Soundbombing, e Lyricist Lounge, a memoria è da Soul In The Hole che non sentivo una compila di questo spessore.

Antonio ha detto...

Sono con PZA. Sul beat di K.O. Player ci puoi mettere anche Tiziano Ferro e ne esce fuori sempre una bomba atomica.
Fra l'altro Acey in piccole dosi (tipo un brano con quella base) si regge sempre bene...

Due considerazioni: ci sara' un motivo se Dice Raw non e' mai esploso.
Seconda: Keep Living con il beat originale (che a quanto ne so si e' sentito solo su quella cassetta dei Brooklyn Academy) e' assurda. Col campione di Charlie Brown o che cazzo e' rende almeno il 50% in meno.

Concordo coi giudizi su chi pensa che la compila sia "trendy". Ma sono gli stessi che dopo Pulp FIction pensavano che Tarantino fosse un regista di nicchia e che magari pensano che i Coldplay siano rock...