lunedì 22 giugno 2009

BABY BLAK - ONCE YOU GO BLAK (BBE/Rapster, 2003)

Ci sono quei dischi che, appena a qualche mese dall'uscita, non si caga più nessuno; in un mercato quantitativamente saturo come quello del rap la cosa non dovrebbe stupire più di tanto, specie se al numero totale di pubblicazioni disponibile si va ad aggiungere un'altrettanta atomizzazione dei filtri che dovrebbero permettere di selezionare la bontà di un prodotto. Basta andare su Metacritic o Rotten Tomatoes per vedere non solo il folle numero disponibile di recensioni per un ipotetico album "X", ma anche e soprattutto la varietà dei relativi giudizi, naturalmente tra essi contrastanti (l'unica costante è che Rolling Stone nel rap fa sempre ridere i polli). Non sono dunque tanto le bussole a mancare quanto l'univocità nell'indicare ove si trovi il Nord. Ovviamente, questo dei giudizi è un problema che ogni tanto mi pongo anch'io e che, non avendovi ancora trovato una soluzione definitiva, alla fine della giornata va a tradursi nella migliore ibridazione per me possibile tra giudizio e descrizione; perchè se il primo può benissimo essere irrilevante ai fini del prossimo, la seconda invece alla lunga aiuta enormememente chi non condivide i miei gusti. In quest'ottica, ad esempio, se mai un fan dei Dipset dovesse arrivare qui e leggere di una mia stroncatura all'ultima e certamente essenziale opera di 40.Cal, comunque, mediante la descrizione del capolavoro, saprà decidere se questa gli possa piacere o meno.
Questo per dire cosa? Che se parlando di Baby Blak risulterò ultradescrittivo non è solo perchè se lo merita ma anche per cercare di convincere voialtri che spendere dei soldi per Once You Go Blak (peraltro pochissimi) potrebbe essere una delle cose più intelligenti che vi capiterà di fare quest'anno. Motivo? Molto semplicemente perchè è un disco ben fatto, completo, in linea con i canoni che negli anni hanno determinato la nascita dei classici che oggigiorno veneriamo e che purtroppo da un po' di tempo a questa parte non riescono a trovare discendenti.
Per me con quest'album è stato così: un bel giorno mi son trovato in mano un vecchissimo numero di Groove e, rileggendo le recensioni, mi sono imbattuto in una critica piuttosto positiva di questo disco. In quel momento è giunta la folgorazione sulla via di Damasco: possibile che in sei anni e passa non mi fosse venuto in mente di ascoltarlo nemmeno una volta? Vai di preascolti su Amazon, quindi, e tempo quattro canzoni ed era mio (la mia formula è che bastano venti secondi per capire se un pezzo vale o meno, e nel 90% dei casi ci prendo). Ora, da quel dì è passato diverso tempo e, grazie ad esso ed ai relativi ascolti dedicati a AYGB, sono giunto alla conclusione che tra le dieci perle sottovalutate degli anni duemila, quest'album un posto se lo merita senz'altro.
Dal principio: Baby Blak è di Philadelphia. La città dell'amore fraterno non ha forse contribuito in maniera mediaticamente enorme allo sviluppo dell'hip hop, almeno di primo acchito, ma senz'altro ha saputo donare al mondo talenti che, una volta emersi, hanno permanentemente saputo mostrare il loro valore: da Schooly D ai Roots passando per DJ Jazzy Jeff (e questo solo facendo un riassunto estremamente scarno). Ruolo da comprimario ingiustamente meritato, l'underground locale ha poi comunque mantenuto inalterata la propria attvità e così, grazie al trapiantato europeo Maylay Sparks, un bel dì venni a conoscenza dei Ill Advised, che con il primo (in quanto membro del gruppo) condividevano una bella produzione di Alchemist. Onestamente, non posso certo dire che mi avessero fatto una grande impressione: dotati sì, ma privi di grossa personalità. E così, non avendo più sentito nulla di loro, ho riposto il file "ill Advised" nella soffitta dei miei ricordi. Bene. A distanza di anni, ecco che un altro dei membri di questa crew decide di scrivere un intero album -pressoché privo di featuring- e nel farlo affida le produzioni a gente indubbiamente competente ma altrettanto indubbiamente semisconosciuta (se vi dico che Joey Chavez e DJ Revolution sono i più celebri della compagnia dovreste riuscire a farvi un'idea). Mordente, dunque, zero.
Eppure succede anche questo, e cioè che un personaggio incapace di promuoversi a dovere -vedi la postribolare copertina, peraltro del tutto incoerente con i contenuti dell'opera- finisca con l'estrarre dal cilindro un gioiellino d'album che alla fine di conti risulta ben pensato, ben scritto e ben musicato. Le basi, curate dai già citati DJ Revolution e Joey Chavez, Kev Brown, Jay Ski (credo nessuna parentela con lo Ski di Reasonable Doubt), Rob Dinero e P-Smoovah sostengono ed accompagnano eccellentemente un MC dalle indubbie capacità e dalle idee chiare quanto basta per far scordare un suo carisma oggettivamente non forte. Grossomodo, infatti, a ciascun pezzo di Once You Go Blak corrisponde un determinato tema e, pur non godendo il Nostro della dote poetica di un Nas e ancor meno della vis polemica di un Chuck D, egli sa intrattenere e rendere interessanti le sue opinioni così come la sua aneddotica. Tutto ciò non avverrebbe -lo ripeto- se non vi fosse una degna controparte musicale e difatti, visto nel suo complesso, Once You Go Blak forse non potrà dirsi perfetto ma indubbiamente esibisce de facto l'importanza dell'alchimia tra beat ed MC andando a formare nel concreto ben settanta minuti di musica che reputo, se volete tra sviste ed errorucci, godibili dal principio al fine.
L'incipit, firmato musicalmente da Revolution, è un bel pestone di due minuti scarsi in cui Blak si presenta sia come persona (diretta, onesta, con cose da dire ma -sia mai- non mollacciona) che come MC: abile nella metrica e dotato di qualità tecniche indiscutibili, le quali permettono a noialtri di comprendere ogni singola parola e seguire il filo del discorso, pecca di una voce non particolarmente memorabile ma senz'altro piacevole e "fluida", non molto distante dal tanto osannato Termanology. Rispetto a quest'ultimo, però, Blak favorisce su tutto la consecutio logica e pertanto è più portato a chiudere un discorso con le giuste parole che non a stupire con effetti speciali o allungare il brodo con le cazzate. In tal senso si possono distinguere nettamente le canzoni dal preciso orientamento contenutistico rispetto alle poche dove si concentra sulla forma (anzi: in fin dei conti si potrebbe dire che l'unica canzone completamente devota all'egotripping sia Taster's Choice). Tuttavia non aspettatevi legnosità: bene o male egli riesce sempre a far suonare piacevole il messaggio, che così risulta (complice anche la sua onestà) al massimo educativo ma mai didascalico, e comunque sempre bilanciato da altri aspetti del proprio carattere; in altre parole, non è uno di quei MC tutti d'un pezzo che, pur bravi, paiono scesi dal Sinai per comunicarci la Verità e che però facendo ciò sovente scadono in una fastidiosa forma di pedanteria (Common nemmeno lo nomino più in quanto causa persa, ma Kweli? ).
Ad esempio, Blak può da un lato permettersi di descrivere le iniquità della società in cui vive (Economix) e denunciare il torpore delle sue vittime (Wake Up), ma il fatto che non si ponga al di sopra di queste ultime ed anzi arricchisca le osservazioni con il proprio vissuto personale (Fallin' Down, Daddy Dearest) lo rende evidentemente più empatico ed indubbiamente più credibile come moralista (The Youth); del resto, vista la sua biografia, che intelligentemente parte dal suo singolo caso per andare a toccare i massimi sistemi, è presentata nei suoi diversi aspetti con un'encomiabile modestia (Starvin' Artist) e, più in generale, dopo aver ascoltato Once You Go Blak nella sua interezza si riesce ad avere un'idea ragionevolmente precisa del percorso del Nostro sia come artista che come individuo. In una simile logica persino canzoni dalla non grande caratura filosofica come Firewater, So Many oppure Tables Turn vanno a giocare un ruolo fondamentale nel dare le ultime pennellate ad un ritratto completo dell'artista. Insomma, possiamo dirci completamente soddisfatti? Purtroppo no, perchè va detto che più della metà dei ritornelli eseguiti da Blak tendono ad essere mediocri/bruttini (Taster's Choice, Friends, Wake Up) se non addirttura atroci (Crazy, So Many); un vero peccato, perchè spesso rovinano canzoni di valore, e difatti non appena fa capolino un sempre benvenuto refrain scratchato non si può non notare quanto sia grande il valore aggiunto.
In quanto a beat, che dire? La prima cosa che balza all'orecchio è l'ottima alternanza tra beat pestoni, melodie orecchiabili ed atmosfere rilassanti: varietà, questa, ovviamente proposta non solo dalla sezione ritmica ma soprattutto dalla diversa natura dei campioni. Wake Up riprende il bel campione adoperato in Loyalty dei Screwball e pur essendo grossomodo tagliato nelle stesse parti gli conferisce una nuova freschezza grazie anche le batterie meno regolari; per converso, il soul trasuda in tutta la sua purezza dalle note di Friends -vivaddio non per via del consueto abuso del pitch ma grazie ad un intelligente taglio del campione- e stupsce che sia sempre il solito Jay Ski l'autore dell'eterea (e secondo me stupenda) Crazy, il cui unico difetto è quello di ricordare l'altrettanto se non più valida Zen Approach di Black Tought e DJ Krush (una e due, ditemi se ho torto). Giustamente, però, quando si tratta di flettere i muscoli in termini di puro stile, ritmo e mood si fanno be diversi rispetto a cose non intrusive come The Youth o Economix: Taster's Choice mescola trombe e note basse di piano in maniera non dissimile dal suono dei Dilated Peoples di quegli anni, mentre Tables Turn combina magnificamente una linea di basso eccezionale con singole note di piano elettrico e soprattutto un campione di chitarra elettrica di raro gusto. Uniche note dissonanti sono secondo me So Many e No Coast All Stars (peccato per quest'ultima, perchè vengono sprecate due ottime performance di Planet Asia e Obie Trice), ambedue fondate pressoché unicamente su basso e batteria e secondo me tendenti verso un minimalismo-piombo sui coglioni che non s'associa granché bene ad un MC che, come detto, avrà pure molti pregi ma di certo non trasuda carisma dalla sola voce. Con un Bumpy Knuckles ancora ancora, ma Blak... 'nzomma, anche no.
Comunque sia, qui sto parlando di difetti purtroppo presenti ma non particolarmente gravi: l'unica traccia che davvero avrei lasciato fuori dall'insieme è So Many (insomma, un'idea del personaggio me la facevo anche senza sapere le sue preferenze in termini di fighe), mentre per il resto al limite posso essere dispiaciuto per le piccole stonature che affiorano quà e là. Nonostante questi, infatti, Once You Go Blak è un album che mi ha colpito sotto molti aspetti, tanto che fatico a comprendere i motivi per i quali sia così poco cagato persino tra gli aficionados. In fondo, volendo fare un paragone un po' affettato, mi sembra sostanzialmente una versione fatta con tutti i crismi e con non comune eleganza dei tanti dischi reminescenti dei Native Tongues usciti in questi anni; ma la sua vera particolarità sta nell'approccio meno menoso (e noioso) ed in una maggiore varietà musicale. Si può chiedere di più, allora? Forse sì, ma nell'attesa ciò che già è presente è più che sufficiente per conferire un voto bello alto a questa sorprendente opera. Non dormiteci sopra, come si usava dire nel '98...






Baby Blak - Once You Go Blak

11 commenti:

Anonimo ha detto...

Io non l'ho preso in considerazione proprio per via della cover...a 'sto punto rimedio.

BRA
www.rapmaniacz.com

Anonimo ha detto...

"La postribolare cover"
...avrà preso ispirazione da qui:

http://i36.tinypic.com/5aag4.jpg

RARASHIX

reiser ha detto...

Quando vedo i plagi della pen & pixel mi spiace non essere più nel '99
Almeno i dischi di merda li riconoscevi anche solo dalla copertina

Anonimo ha detto...

Quando vedo i plagi della pen & pixel mi spiace non essere più nel '99
Almeno i dischi di merda li riconoscevi anche solo dalla copertina

sei un grandissimo...è proprio così e voglio farti ritornare indietro a quei tempi con questo regalo:

http://img129.imageshack.us/img129/845/nolimitrecords9bm.jpg

vedi se riesci a ingrandirlo perchè ne vale la pena...

RARaSHIX

muzzi ha detto...

Grazie per l'Amarcord, peraltro davvero completo.
E' in momenti come questi che mi pento di aver lasciato i vecchi numeri della Source dai miei

E almeno la sera in cui Podestà diventa presidente della provincia in cui vivo, una sera che verrà ricordata anche per il ego me absolvo in diretta di Augusto Minzolini aka Scodinzolini, un sorriso me lo faccio

muzzi ha detto...

Orcodio ero loggato col nick della mia ragazza, no homo!!!

reiser ha detto...

Oh, ora va meglio.
Comunque gradirei se mi faceste avere opinioni su questo disco; lo sto riascoltando proprio ora e si conferma come estremamente valido. Sbaglio?

Anonimo ha detto...

FCK SQUAD..''considerazioni??? l'ho sentito per la prima wolta oggi.......IMPATTO DEWASTANTEEEE

reiser ha detto...

Beh una cosa la posso dire: per quanto aborri il tuo vizietto di abusare della "W", sei sempre responsivo
NON COME GLI ALTRI MERDA TROPPO "DI PIÙ" PER LASCIARE UN COMMENTO
Morirete con Michael Bolton, biatches

Anonimo ha detto...

per lo spoofin' cover, io cercherei meglio in vecchi gruppi funk.
tony

Anonimo ha detto...

Ora che l'ho ascoltato un po' posso dire che sono d'accordo, una bella sorpresa 'sto disco.

BRA
www.rapmaniacz.com